Quaderni di ricerca N° 56

Approfondimenti

La crisi economica nella quale è stato coinvolto anche il nostro sistema produttivo continua a far sentire i suoi effetti negativi senza concedere certezze sul momento in cui comincerà la ripresa definitiva. L’evento recessivo, dunque, non può che fare da sfondo anche agli interventi proposti in questa prima parte della rivista. In particolare, si parte da un dato di fatto indiscutibile che è la forte contrazione dell’economia italiana nel corso del 2009. Il primo intervento svolge tuttavia il valido tentativo di non soffermarsi troppo su quanto già successo per guardare piuttosto a quanto potrà succedere non appena la ripresa si sarà avviata definitivamente con una inevitabile distinzione tra Paesi che saranno veloci e Paesi che saranno invece lenti. L’individuazione dell’Italia all’interno di questa seconda categoria con annesso un verosimile elenco di punti critici che la penalizzano, non esclude una lista di eccellenze che appartengono al nostro Paese, che lo hanno tenuto a galla nei momenti peggiori e che lo aiuteranno a rialzarsi negli anni futuri a noi più vicini. Quest’ultima migliore prospettiva avrà modo di realizzarsi tanto più verrà data importanza a fattori quali la flessibilità, la creatività, l’innovazione, le relazioni tra fornitori e clienti, in due parole, alla cosiddetta economia immateriale che risulta ancora particolarmente debole in una regione come il Veneto …

L’artigianato e il cambiamento: verso l’economia della conoscenza
Francesco Giacomin

La crisi e le nuove sfide per l’artigianato veneto
Renzo Genovese

La crisi e le tutele del lavoro artigiano in Veneto
Ferruccio Righetto

La piccola impresa tra cambiamento e nuova rappresentanza
Stefano Zanatta

Il vero significato dell’attività imprenditoriale
Giorgio Vittadini

Nuovi Scenari

Il primo articolo della sezione si fonda su di una imprescindibile constatazione: negli ultimi decenni l’economia ha conosciuto un mutamento radicale che ha portato al centro della scena la conoscenza quale fonte primaria dei processi lavorativi, nonché settore trainante della produzione e della ricchezza. Ma se è vero che finora le varie teorie della formazione si sono declinate a partire dalle grandi organizzazioni, pochissimo è stato scritto sulle specificità della formazione imprenditoriale rivolta alle piccole imprese. Si tenta nello specifico di sottolineare, invece, l’importanza di questo aspetto per le imprese artigiane: la formazione fruita dal titolare o dai soci ha un effetto determinante ed immediato sull’azienda, sulla sua organizzazione, sui contenuti tecnici e sull’organizzazione del lavoro. Vengono quindi presentati i risultati di una ricerca empirica sulle imprese artigiane del Piemonte.
Il secondo saggio esplora la situazione del mercato del lavoro italiano, in un contesto europeo e comparato, dal punto di vista delle recenti trasformazioni contrattuali e sociali intervenute. Si sostiene la necessità di trovare un raccordo, in Italia, tra la dimensione di flessibilità, ormai largamente introdotta, e la dimensione di sicurezza sociale, attraverso la riforma dell’attuale sistema complesso e disorganizzato di ammortizzatori sociali dove si percepisce un certo vacuum. Senza voler riconoscere alla flessibilità meriti che non ha né in termini di aumenti di occupazione né di incrementi di produttività, questo lavoro suggerisce che in Italia, il recepimento del modello flexicurity debba significare da un lato l’incremento di protezione, tutele e diritti sociali per occupati e disoccupati, dall’altro l’eliminazione di certe rigidità nel mercato dei beni. Questa esigenza è stata messa maggiormente in evidenza dall’attuale crisi finanziaria che ha portato nei mercati reali una crescita considerevole dei tassi di disoccupazione e quindi una maggiore domanda di protezione del reddito, soprattutto per una fascia notevole di ex occupati con contratti atipici i quali si trovano senza i requisiti necessari per poter accedere alle forme di protezione sociali vigenti.
Il terzo intervento parla di artigianato descrivendone le dinamiche in una zona specifica come la città di Napoli. Le ambiguità e le contraddizioni sedimentate nella sua storia millenaria fanno del Centro Storico di Napoli un terreno di osservazione privilegiato per approfondire il complesso rapporto che lega le politiche urbane a quelle dello sviluppo economico nelle grandi metropoli che faticosamente vanno alla ricerca di una loro riconfigurazione funzionale di tipo post-industriale.
L’ultimo articolo si concentra sulle reazioni avutesi in Veneto nel settore dell’edilizia e più in generale in quello dell’artigianato di fronte all’evento recessivo di cui si è già detto. Tramite la presentazione di dati riferiti al 2008 e al 2009, viene dimostrato che la crisi del mercato ha colpito soprattutto la microimpresa e la piccola impresa, mentre le imprese più strutturate hanno dimostrato che la loro maggiore organizzazione e capitalizzazione ha consentito di posticipare, e in alcuni casi annullare, gli effetti negativi del mercato.

Conoscere i modelli e i bisogni di formazione in azienda. I risultati di una ricerca empirica sulle imprese artigiane del Piemonte
Renato Lanzetti, Davide Roccati, Giovanni Spolti, Emiliana Armano

Flessibilità, sicurezza e ammortizzatori sociali in Italia: necessità di un raccordo
Pasquale Tridico

L’artigianato e la rigenerazione urbana del centro storico di Napoli
Gennaro Biondi

Le dinamiche e le strategie dell’edilizia e dell’artigiano di fronte alla crisi
Federico della Puppa

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