Quaderni di ricerca N° 55

Quaderni di ricerca N° 55

Approfondimenti

La crisi nella quale è entrato il mondo capitalista alcuni anni fa, continua a produrre i suoi effetti sul nostro sistema economico. L’uscita definitiva da questa sorta di tunnel è ancora da scorgersi ma c’è chi tra gli accademici in particolare riflette sul come trasformare il momento recessivo in una opportunità dalle conseguenze positive e durature. Si parla dunque di riforme politiche, fiscali, creditizie, istituzionali e tecnologiche. In questa sezione della rivista, tuttavia, si riflette su una riforma ulteriore, forse la più importante perché inerente il settore strategico della formazione così come viene nuovamente concepito nel documento Italia 2020 (Piano di azione per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro), predisposto congiuntamente, per il Governo, dai Ministri Sacconi e Gelmini tra febbraio e giugno scorso.
Nella convinzione che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare sia proprio l’uomo e la sua formazione, le novità apportate dal documento citato più sopra, vengono qui di seguito valutate alla luce di quanto potranno determinare nel mondo dei giovani e a maggior ragione in quello del lavoro. Tra gli obiettivi indicati dal documento vi è quello di facilitare la transizione dalla scuola al lavoro, di rilanciare l’istruzione tecnico-professionale e il contratto di apprendistato, di ripensare l’utilizzo dei tirocini formativi al fine di promuovere esperienze di lavoro nel corso degli studi, di ripensare il ruolo della formazione universitaria e di aprire i dottorati di ricerca al sistema produttivo e al mercato del lavoro.
Trattando di formazione giovanile e lavoro, una riflessione particolare non poteva non essere svolta sull’apprendistato e sulle sue prerogative contrattuali tornate al centro del confronto politico e sindacale solo recentemente sotto forma di contenzioso tra Governo e Regioni. Il percorso seguito è quello che dovrebbe portare alla piena operatività di tutte le tre tipologie contrattuali regolamentate dalla legge Biagi e che segnano un passaggio nel modo di pensare l’apprendistato in Italia, come strumento dalle ricche potenzialità formative, educative, culturali e occupazionali e non come semplice contratto di lavoro. Il rischio, infatti, è sempre stato quello di concepire il contratto di apprendistato come un mero strumento di reclutamento di forza lavoro a basso costo, alla stregua di un contratto a termine per inserire i giovani nel mercato del lavoro attraverso percorsi dequalificati, come strumento di flessibilità e come leva per abbassare il costo del lavoro. In tal senso, qualsiasi energia profusa per invertire questo approccio culturale va seguita ed esaltata con ogni mezzo.

Italia 2020: piano di azione per la occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro
Michele Tiraboschi

Lombardia apripista per l’apprendistato di primo livello
Michele Tiraboschi

I giovani e il nostro futuro: quale “lavoro” per uscire dalla crisi?
Giuseppe Bertagna

L’apprendistato come leva di placement
Lisa Rustico

Nuovi scenari

Tema centrale della sezione è ancora una volta l’evento recessivo dal quale il nostro sistema economico non è ancora uscito. In particolare, nel primo degli studi presentati, viene proposta una lettura aggiornata delle dinamiche che interessano e hanno interessato la piccola impresa italiana con specifico riferimento al mondo dell’Artigianato rapportato a quello del Commercio e dei Servizi. In tal senso, è stata utilizzata la più che appropriata metafora del tunnel proprio per comprendere lo stato di salute delle aziende sulla base della posizione in esso occupata dalle stesse.
Del resto, il propagarsi a livello mondiale della crisi finanziaria e la contemporanea introduzione delle disposizioni di Basilea 2 sui requisiti patrimoniali delle banche, ha ulteriormente esasperato un problema da tempo noto relativo all’accesso al credito da parte delle piccole imprese artigiane. Al fine di monitorare il ruolo che le politiche pubbliche hanno o potrebbero avere nell’intervenire a dirimere il rapporto banca-impresa, il secondo lavoro offerto ai lettori considera nel concreto quali sono stati gli interventi a sostegno dell’accesso al credito delle imprese artigiane in Lombardia, Piemonte e Toscana.
Lo studio successivo pone ai lettori una questione molto importante e relativa ai vantaggi che le imprese ricevono dal territorio in cui si trovano. La distinzione viene svolta distinguendo tra le facilitazioni derivanti nel caso esse siano localizzate nei distretti industriali e quelle che possono discendere dal sorgere in una zona cosiddetta periferica. Il valore aggiunto dell’articolo deriva dal fatto che l’approccio all’argomento non è esclusivamente economico sforzandosi invece di comprendere nelle spiegazioni fornite anche le istanze sociali e culturali che innervano di sé il sistema produttivo.
Un altro tema molto attuale riguarda la domanda energetica delle nostre imprese, in particolare gli effetti che i prelievi ambientali possono avere sul territorio e la sensibilità con cui debba avvenire l’approccio alla questione. La dipendenza energetica dell’Italia dall’estero è pressoché totale dato che la quota di energia rinnovabile è ancora molto limitata e questo espone l’industria e i servizi alle fluttuazioni internazionali dei prezzi delle fonti primarie. Il problema posto, dunque, è duplice e consiste nel tutelare da una parte le condizioni ambientali e dall’altra nel dover ridurre la dipendenza energetica attraverso l’intervento dell’operatore pubblico individuato come il più affidabile tra gli strumenti di mediazione necessari alla salvaguardia dell’ambiente.
L’ultimo intervento prende spunto da una considerazione molto importante che individua nella storia del pensiero economico la totale e grave mancanza dell’analisi di una variabile fondamentale per ogni economia nazionale che è quella del capitale umano. Nel fare ciò, si è sempre preferito utilizzare il PIL come indicatore di ricchezza senza mai prendere in considerazione altri indici che presuppongono un approccio diverso, capace di non valutare la felicità con i soli parametri economici. Le riflessioni svolte di seguito, dunque, pongono il problema di considerare le famiglie, i cittadini e le imprese stesse non solo come unità di consumo ma anche e soprattutto come unità produttive di capitali umani e servizi resi.

Osservatorio congiunturale in Italia- Uno sguardo sull’artigianato in particolare
Fondazione Impresa

Tra Inclusività ed Esclusività- L’accesso al credito delle imprese artigiane in Lombardia, Piemonte e Toscana
Davide Azzolini e Pietro Zaccarella

Piccole imprese nella periferia economica: quali economie territoriali?
Giampaolo Vitali

La domanda energetica delle imprese minori: gli effetti dei prelievi ambientali
Rossella Bardazzi, Filippo Oropallo, Maria Grazia Pazienza

Prodotto interno lordo e capitale umano: fantasy e finction nell’economia non direttamente osservabile
Alfonso Marino